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Il ritrovamento della mia 4a Serie

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La mia 4S
Aggiornamento: 17 Gennaio 2014

La mia collezione era troppo moderna, il fascino dei modelli a cavallo della guerra mi attirava particolarmente, Ardea e Aprilia sono al centro dei miei pensieri, soprattutto dopo il raduno LCT a Ravenna. Siamo nel Maggio 2004, leggo due annunci su Ruoteclassiche:

Ardea verde.....: la foto è molto bella, telefono, siamo in provincia di Genova, devo chiamare più volte e finalmente riesco a parlare col proprietario, il motore è rotto in conseguenza di un mancanza d'olio durante il rientro da un raduno, ci accordiamo per vederla ma poi, alla seconda telefonata per conferma, decide di non venderla dicendo di aver trovato un motore per la sostituzione.

L'alto annuncio è di poche righe: "Ardea 1951 (errore!). blu scuro, cinque marce, restaurata totalmente nel 1999 (falso!), ricambi vari (chi li ha poi visti?), gomme pilot, tel......". Telefono: il proprietario, il sig. Luigi, ha 85 anni, sembra reticente, temporeggia, quasi non volesse venderla.

Dopo insistenti telefonate, riesco finalmente, il 6 giugno ad andare a vederla.

Si trovava a Mondovì, in provincia di Cuneo in un garage seminterrato, attrezzato ad officina, in mezzo ad una ventina di moto storiche, tutte da lui restaurate. Sulla calandra di tutto e di più, ricordi di raduni passati, la vernice non è lucidissima ma si presenta in buono stato, non vedo ruggine o rigonfiamenti. Di sicuro almeno in questo garage è rimasta protetta sia dal caldo che dal freddo. Era inutilizzata da molto tempo forse in conseguenza dell'età del proprietario.

Posteriormente fari tipo Alfa con retromarcia incorporata (mostruosi) e lo stemma dei marinai sul cofano del bagagliaio (che nulla centra).

Fortunatamente non erano stati praticati fori nella carrozzeria, i fari, elegantemente carenati erano fissati ai supporti del paraurti. Lo sforzo comunque non era compensato dal risultato, quelle luci di retromarcia erano del tutto anacronistiche e i fari troppo grandi.

Specchi motociclistici supportati da bracci ricostruiti. Anche questi non avevano generato fori nella carrozzeria.

Molto più inquietanti erano gli interni, le foderine non erano certo originali anche se datate anni 60. Cosa ci sarebbe stati lì sotto? Non mi era dato modo di saperlo, erano inchiodate al telaio in legno dei sedili e il sig. luigi non le aveva mai tolte da quando era entrato in possesso della vettura nel 1996.

Non bastava, anche lo specchio interno era stato sostituito con uno a scatto con anche l'illuminazione per l'abitacolo. Devioluci e comando degli indicatori di direzione erano al volante, il pulsante  pedale d'origine era stato eliminato.Un pannello supplementare sotto la plancia con tasti e spie aggiuntive completava il pacchetto delle modifiche.

Nel bagagliaio di tutto, di più. A mio rischio non ho verificato la presenza della ruota di scorta, del cric e degli attrezzi.

L'impianto elettrico ai miei occhi da profano sembrava in ordine, invece era stato rifatto e quel che è peggio, utilizzando materiali moderni e senza seguire lo schema originale.

Una serie quindi di peccati veniali era stata individuata ma si trattava in un esemplare ben conservato che non necessitava di un restauro approfondito.

Meccanicamente sembrava in ordine: niente olio nel radiatore e fumi blue allo scarico. Il cambio funzionava correttamente. Tuttavia stavo inconsciamente prendendo un forte rischio, non avevo nessuna informazione nè competenza per stabilire l'originalità del motore, del colore della carrozzeria e di molti particolari come il paraurti, il volante, il filto dell'aria ecc.

Qualcosa infatti mi diceva che quella sarebbe diventata la "mia Ardea".

Dopo circa 60 anni, non si trova ormai molto e il rischo di esporsi a restauri estremamente costosi e impegnativi è altissimo. Gli esemplari apparentemente in ordine sono sovente modificati nella colorazione, negli interni oppure sono ibridi di più vetture riassemblate con parti delle quattro serie senza tener conto dell'originalità. Poi vi sono i casi  quasi irrecuperabili o non completi per i quali si devono investire cifre colossali.

Non mi restava che proseguire nell'intento e portarmela a casa nonostante alcuni particolari da sistemare e il rischio di dover rifare completamente gli interni. Qualche giorno per pensarci, poi il 10 giugno, ne confermo l’intenzione di acquistarla.

È da qui che iniziò il calvario.

 

Il sig. Luigi probabilmente non si aspettava con quel piccolo annuncio di trovare subito un acquirente che accettasse il prezzo richiesto (circa il doppio della quotazione) senza contrattarlo e quindi credendo di aver chiesto un prezzo troppo basso, sperava in qualcun altro a cui proporre addirittura un prezzo maggiore. Per un mese mi ha raccontato un sacco frottole nell'intento di prendere tempo. Ma io non ho desistito ed ho continuato con innumerevoli telefonate fino a quando si è deciso al fatidico sì. Era il 12 di luglio. Ovviamente non ho perso tempo prezioso e prima che cambiasse idea, il 17 luglio, tutto era pronto per il ritiro col carro attrezzi.

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