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L A N C I A A R D E A
Sito ufficiale del Lancia Ardea Club
CLUB DI MODELLO RICONOSCIUTO E AUTORIZZATO DAL LANCIA CLUB |
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Il ritrovamento della 4a Serie |
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Aggiornamento: 28 Settembre 2010 |
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La mia collezione era troppo moderna, il fascino dei modelli a cavallo della guerra mi attirava particolarmente, Ardea e Aprilia sono al centro dei miei pensieri, soprattutto dopo il raduno LCT a Ravenna. Siamo nel Maggio 2004, leggo due annunci su Ruoteclassiche: Ardea verde, la foto è molto bella, telefono, siamo in provincia di Genova, devo chiamare più volte e finalmente riesco a parlare col proprietario, il motore è rotto in conseguenza di un mancanza d'olio durante il rientro da un raduno, ci accordiamo per vederla ma poi, alla seconda telefonata per conferma, decide di non venderla dicendo di aver trovato un motore per la sostituzione. L'alto annuncio è di poche righe: "Ardea 1951( errore!). blu scuro, cinque marce, restaurata totalmente nel 1999 (falso!), ricambi vari (chi li ha poi visti?), gomme pilot, tel......". Telefono: il proprietario, il sig. Luigi, ha 85 anni, sembra reticente, temporeggia, quasi non volesse venderla. Dopo insistenti telefonate, riesco finalmente, il 6 giugno ad andare a vederla. Si trova a Mondovì, in provincia di Cuneo in un garage seminterrato, attrezzato ad officina, in mezzo ad una ventina di moto storiche, tutte da lui restaurate. |
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Sulla calandra di tutto e di più, ricordi di raduni passati, la vernice non è lucidissima ma si presenta in buono stato, non vedo ruggine o rigonfiamenti. Di sicuro almeno in questo garage è rimasta protetta sia dal caldo che dal freddo. Era inutilizzata da molto tempo forse in conseguenza dell'età del proprietario.
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Posteriormente fari tipo Alfa con retromarcia incorporata (mostruosi) e lo stemma dei marinai sul cofano del bagagliaio (che nulla centra). Fortunatamente non erano stati praticati fori nella carrozzeria, i fari, elegantemente carenti erano fissati ai supporti del paraurti. Lo sforzo comunque non era compensato dal risultato, quelle luci di retromarcia erano del tutto anacronistiche e i fari troppo grandi.
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Specchi motociclistici supportati da bracci ricostruiti. Anche questi non avevano generato fori nella carrozzeria.
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| Molto più inquietanti erano gli interni, le foderine non erano certo originali anche se datate anni 60. Cosa ci sarebbe stati lì sotto? Non mi era dato modo di saperlo, erano inchiodate al telaio in legno dei sedili e il sig. luigi non le aveva mai tolte da quando era entrato in possesso della vettura nel 1996.
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Non bastava, anche lo specchio interno era stato sostituito con uno a scatto con anche l'illuminazione per l'abitacolo. Devioluci e comando degli indicatori di direzione erano al volante, il pulsante pedale d'origine era stato eliminato. Un pannello supplementare sotto la plancia con tasti e spie aggiuntive completava il pacchetto della modifiche.
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L'impianto elettrico ai miei occhi da profano sembrava in ordine, invece era stato rifatto e quel che è peggio, utilizzando materiali moderni e senza seguire lo schema originale. |
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Ciononostante qualcosa mi diceva che quella sarebbe diventata la "mia Ardea". Dopo circa 60 anni, non si trova ormai molto e ci si espone a restauri estremamente costosi e impegnativi. |
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Gli esemplari apparentemente in ordine sono
comunque stati variati nella colorazione, negli interni oppure
sono ibridi delle quattro serie come questa Ardea 2a serie
con il paraurti della 4a, un colore verde di fantasia, la targa
bianca e i fari nei parafanghi. |
Oppure questa altra con interni super-imbottiti e rivestiti in velluto.
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In alternativa il restauro totale espone a situazioni molto impegnative. |
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Questi casi sono quasi o del tutto irrecuperabili a meno di investire cifre colossali
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Non mi restava che proseguire nell'intento e portarmela a casa nonostante alcuni particolari da sistemare e il rischio di dover rifare completamente gli interni.
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Non fu facile
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Qualche giorno per pensarci, poi il 10 giugno, ne confermo l’intenzione di acquistarla. È da qui che inizia il calvario. Il sig. Luigi probabilmente non si aspettava con quel piccolo annuncio di trovare subito un acquirente che accettasse il prezzo richiesto (circa il doppio della quotazione) e forse sperava in qualcun altro cui proporre addirittura un prezzo maggiore. Per un mese mi ha raccontato un sacco frottole nell'intento di prendere tempo. Ma io non ho desistito ed ho continuato con innumerevoli telefonate fino a quando si è deciso al fatidico sì. Era il 12 di luglio. Ovviamente non ho perso tempo prezioso e prima che cambiasse idea, il 17 tutto era pronto per il ritiro col carro attrezzi. Recuperata |
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